Il cibo: evoluzione e alimentazione

La pittura si è rivelata nei secoli un ottimo mezzo per trasmettere e documentare il cibo che portiamo sulle tavole, tramandando prodotti tipici, abitudini alimentari e cultura gastronomica.  Confrontando i dipinti di epoca antica con la realtà dei nostri giorni salta all’occhio l’evoluzione di alcuni prodotti alimentari, come per esempio l’anguria.

Nella natura morta di Giovanni Stanchi realizzata tra il 1665 e il 1672, le angurie ritratte hanno un aspetto diverso rispetto a quello attuale! La polpa non è rossa e compatta come quella odierna, ma di un colore pallido e presenta cavità polpose piene di grossi semi. Si tratta sicuramente dell’antenato del nostro cocomero, una varietà selvatica precedente ai processi di coltivazione e selezione genetica attuati dall’uomo nel corso dei secoli.

Ma non solo le angurie, anche melanzane, banane, mais e carote erano molto diversi nell’aspetto e nel gusto da quelli che conosciamo oggi.

Le banane moderne, oggi dolci e polpose grazie agli incroci e ai lenti processi di selezione eseguiti dall’uomo, in origine avevano grandi semi duri all’interno ed erano esteticamente poco appetibili. Il prodotto di oggi, risultato dall’innesto di due antiche varietà di banani, la Musa acuminata e la Musa balbisiana, è anche più ricco di sostanze nutritive.

Oppure parliamo delle carote, vegetale ricco di proprietà antiossidanti. Diffuse in Persia e in Asia Minore a partire dal X secolo, non erano altro che un mucchio di radici aggrovigliate nel terreno: immangiabili. L’uomo le ha trasformate nel tempoaumentandone grandezza, sapore e intensificandone il colore.

E lo stesso vale per le melanzane! Il frutto ha perso tutte le spine che aveva una volta e appare più grosso, lungo e polposo.

Tra tutti, il mais è forse l’alimento più rappresentativo della coltura selettiva: la pianta originaria del centro America era un piccolissimo ortaggio secco dal sapore poco gradevole di patata cruda. Oggi il mais è 1.000 volte più grande, molto più facile da coltivare e sbucciare e più ricco di zuccheri.

La biodiversità, ovvero la ricchezza di varietà ortofrutticole, va tutelata! Solo in Italia, infatti, negli ultimi 40 anni si sono perse l’85% delle varietà antiche di ortaggi e frutta. Le coltivazioni sostenibili di oggi puntano dunque a valorizzare le diverse specie vegetali per garantirne la sopravvivenza. Un esempio tra tanti sono le coltivazioni di mele: dello stesso prodotto è mantenuta la complessità e la ricchezza genetica, per assicurare raccolti migliori e più sicuri.