Il cibo nel tempo

Da migliaia di anni l’uomo utilizza i cereali nella propria alimentazione. Lo sviluppo delle antiche civiltà è dipeso dalla disponibilità di questi fondamentali alimenti: orzo, avena, mais, segale e frumento.

Nel centro America i Maya si alimentavano con il mais già 8.000 anni fa; mentre in Asia il riso costituiva un’importante fonte di cibo sin dalla preistoria.

Il grano o frumento, il cereale più comune in tutta Europa, venne scoperto inizialmente dalle popolazioni che affacciavano sul Mar Mediterraneo.

Sapevi che gli antichi Egizi sono stati i primi a usare il pane lievitato? Nelle piane del Nilo i cereali crescevano rigogliosi e il panedivenne, in quanto fondamentale alimento, anche il “denaro” del regno. Un contadino veniva pagato con tre pani al giorno e due brocche di birra!

Anche nell’antica Roma il pane, grazie alla sua funzione di alimento base, ha avuto un ruolo anche politico. Il motto “panem et circensens” – pane e spettacoli negli anfiteatri -, nasce proprio dal fatto che i governanti per ottenere il consenso popolare distribuivano gratuitamente grano (panem), oltre a organizzare spettacoli popolari, come oggi il calcio negli stadi. Molte delle conquiste politiche di Roma sono infatti state dettate dalla necessità di reperire il grano necessario per la sopravvivenza dell’impero. La Sicilia divenne il granaio dell’Impero romano grazie alla continua fornitura di grano e altri viveri.

Nel periodo medievale, una delle portate più comuni di un pasto erano pezzi di pane secco inzuppati in un liquido: vino (non pensate ai vini pregiati, era succo d’uva fermentato) o brodo di avanzi di verdura. Chi era più ricco accompagnava altro cibo al pane: il “companatico”. Come si può capire, i fornai ricoprivano un ruolo di grande importanza in queste comunità.

E nei momenti di carestia ed estrema povertà, quando le riserve di cereali finivano, il popolo assaltava i forni e incitava le rivolte al grido di “Il pane si solleva!”.

Bisogna attendere un’epoca più moderna, intorno al 1500, perché la farina di grano venga impiegata per creare prodotti più raffinati, come la pasta, tipica italiana. Con l’aumento del benessere si fa avanti un’attenzione al cibo e al cucinare molto simile a quella che abbiamo noi oggi. Nasce una nuova professione di prestigio, prima nelle corti dei re, poi tra la gente comune: lo chef, in grado di creare deliziosi capolavori, piatti belli da vedere e da gustare.

E oggi? Ai nostri giorni, purtroppo, sembra essersi persa la consapevolezza di quello che si mangia e del valore del cibo. Il panenon è più l’alimento principale come in passato e oggi è uno dei cibi più sprecati.

Ma cosa si può fare del pane avanzato? Splendide ricette!

Qui ne proponiamo una del famoso chef Pellegrino Artusi.

RICETTA: LA RIBOLLITA

Un piatto povero della tradizione italiana

Ingredienti:

  • 250 g di pane raffermo toscano
  • 300 g di fagioli cannellini secchi
  • 1 mazzo di cavolo nero
  • 1/4 di cavolo verza
  • 1 mazzo di bietola
  • 2 patate
  • 2 carote
  • 2 zucchine
  • 2 gambi di sedano
  • 2 pomodori pelati
  • 1 porro
  • 1 cipolla
  • Olio extra vergine di oliva
  • Sale e pepe

Procedimento:

Fate lessare in due litri d’acqua i fagioli lasciati in ammollo dalla sera precedente. Tagliate a fettine la cipolla e fatela rosolare nell’olio d’oliva in una pentola. Tagliate in pezzi grossi il cavolo, la bietola, il porro, le patate, carote, zucchine, gambi di sedano e i pomodori. Aggiungeteli alla cipolla facendo appassire lentamente per circa 10 minuti. Aggiungete l’acqua di cottura dei fagioli, metà dei fagioli interi e metà passati al setaccio. Aggiustate con sale e pepe e fate cuocere a fuoco basso per circa due ore. Aggiungete il pane raffermo tagliato a fette sottili e fate bollire per altri dieci minuti. Lasciare raffreddare. Prima di servire la zuppa, rimettete sul fuoco e fate cuocere per 10 minuti. Infine condite con un filo d’olio extra vergine d’oliva e delle fette di pane.

Buon appetito!