Non le solite impronte

Cosa mangiare per la salute nostra e del Pianeta?

Le “impronte ambientali” nascono proprio per orientarci, con l’intento di calcolare l’impatto che un prodotto può avere sull’ambiente durante tutto il suo ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, fino al consumo e allo smaltimento.

Le prime impronte ambientali che sono state sviluppate sono state la “carbon footprint” (impronta di carbonio) e la “water footprint” (impronta d’acqua).

La “carbon footprint” indica la quantità di CO2 associata direttamente o indirettamente a un prodotto. Cioè la quantità di anidride carbonica, metano, ossidi di azoto e idrofluorocarburi collegati alla produzione, al trasporto e allo smaltimento del prodotto. In breve, l’impronta indica quanto un prodotto inquina l’ambiente.

La “water footprint” indica invece quanto l’acqua sia inquinata a causa delle attività dell’uomo. In particolare, rappresenta quanta acqua dolce viene utilizzata e inquinata nell’unità di tempo prevista. Può riguardare un singolo individuo, una comunità, un’azienda o un servizio.

Tornando alla domanda iniziale, quali cibi preferire? Quelli la cui impronta ambientale è inferiore!

Ecco un esempio: le carni, in generale, hanno una carboon e water footprint maggiori, si stima infatti che per produrre un hamburger vengano emessi 2.5 kg di CO2, mentre la frutta e la verdura hanno un impatto molto minore: per un’arancia viene emesso solo 1 kg di CO2.

In conclusione, è bene preferire alimenti locali e di stagione e promuovere il consumo “a km 0”. Frutta e verdura, in particolare, hanno i propri cicli stagionali; il consumo di prodotti “fuori stagione” significa un elevato consumo di energia (serre, illuminazione artificiale, ecc) per ottenere la giusta maturazione, oppure un elevato consumo di combustibili per il trasporto legato all’importazione da altri Paesi.

Una più attenta scelta verso prodotti locali da parte delle famiglie italiane potrebbe garantire un risparmio di almeno 1.000 kg di CO2 all’anno!